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Il punto di partenza
A-Tempo nasce da una scena di famiglia molto concreta: mia figlia Iris che impara a suonare il violino. Non un'idea astratta. Non un'analisi di mercato. Una bambina, uno spartito, un metronomo.
Iris ha iniziato a suonare il violino a sette anni, con una passione subito evidente. La sua maestra, Lucia Dorelli, ha avuto la saggezza di lasciarla avvicinare alla musica nel modo più naturale possibile — scegliendo lei stessa i brani, passando dalla musica classica alle gighe celtiche, senza mai far percepire lo studio come un obbligo. Iris frequenta la scuola Waldorf «L'Arco D'Oro» di Roma, e anche nell'approccio alla musica si è seguita quella stessa filosofia: imparare lasciando che le cose diventino parte della vita, non un compito.
Dopo circa due anni, lo studio ha cominciato a richiedere più precisione tecnica. Era arrivato il momento di fare amicizia con il metronomo.
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Il metronomo meccanico: un amico difficile
Essendo Iris abituata a un mondo «reale» e tangibile — la pedagogia Waldorf evita il digitale nelle prime fasi — io e mia moglie abbiamo scelto un metronomo meccanico a pendolo. Un oggetto da toccare, regolare, posizionare: proprio come quello usato dal nonno. In famiglia siamo tutti appassionati di musica, non professionisti, ma la musica ha sempre fatto parte della nostra vita.
Il metronomo meccanico aveva il suo fascino. Ma aveva anche i suoi limiti concreti: il pendolo non era perfettamente sincrono nei due sensi, creando un ritmo leggermente irregolare; doveva stare su una superficie stabile e in verticale; e quando Iris lavorava sull'aumentare il volume del suo suono, il ticchettio scompariva.
A volte non lo usava proprio. Non per pigrizia, ma perché in certi momenti dava più fastidio che aiuto.
Misia Sophia Jannoni Sebastianini, una violinista romana straordinaria e per nostra fortuna una cara amica di famiglia, è sempre stata un punto di riferimento per Iris. Quando Iris le raccontò le sue difficoltà con il metronomo, Misia le disse qualcosa che è rimasto impresso: «Iris, il metronomo è il migliore amico di un musicista. È un'amicizia che va coltivata e non devi avere fretta di farla nascere. A volte ci vuole tempo, a volte ci vuole pazienza, ma alla fine diventerà un rapporto prezioso che ti aiuterà a crescere come musicista.»
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L'idea: costruirlo da solo
Sono uno sviluppatore di software — embedded, mobile, full stack web. Quando ho capito che il metronomo meccanico non bastava per Iris, il mio primo istinto non è stato comprare qualcosa: è stato costruirlo.
Avevo visto su internet metronomi integrati in smartwatch che usano la vibrazione per dare il tempo. Ho pensato: prima di comprare qualcosa, mi scrivo un'app. Suono la chitarra elettrica da anni, e nelle pedaliere il tap tempo è una funzione che uso sempre — quella sarebbe entrata nell'app fin dal primo giorno.
Ho iniziato a sviluppare quello che poi sarebbe diventato A-Tempo. Senza gli strumenti di coding AI che avevo a disposizione, probabilmente questo progetto avrebbe fatto la fine di molti altri side project: iniziato, e mai finito.
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Il primo feedback
Il primo prototipo era semplice: scelta del tempo, start/stop, suono e vibrazione. L'ho fatto provare a Iris.
La reazione iniziale è stata positiva. Poi è arrivato il feedback che non mi aspettavo: «Papà, la vibrazione non riesco a percepirla quando suono.»
Aveva ragione. Quando si suona il violino, il corpo è già pieno di sensazioni fisiche: le corde sotto le dita, l'archetto, la cassa armonica che vibra. La vibrazione del telefono scompare in quel contesto. Ho capito che stavo costruendo un'app che per Iris — la persona per cui l'avevo creata — non funzionava davvero.
Ho deciso di fare un passo indietro. Ho smesso di insistere, ho lasciato l'app disponibile senza pressione, e ho continuato a lavorarci per curiosità tecnica.
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La svolta: una luce nel buio
Qualche mese dopo, a Natale, abbiamo regalato a Iris un biglietto per «Harry Potter and the Half Blood Prince in Concert» a Roma — il film proiettato mentre un'orchestra suona la colonna sonora dal vivo.
La serata è stata bellissima. Ma il regalo più grande l'ho ricevuto io.
Tornando a casa, Iris mi ha detto: «Papà, il direttore d'orchestra riceveva il tempo tramite una luce che lampeggiava, e lui la seguiva per dirigere l'orchestra. Era come se fosse un metronomo per lui, ma invece di un suono o una vibrazione, era una luce. Mi è sembrato così strano, ma anche così geniale!»
Quella luce è il click track visivo che i direttori usano nei concerti con orchestra e proiezione, per restare sincronizzati con il film. Iris l'aveva notato, capito, e me lo aveva raccontato con gli occhi che brillavano.
In quel momento ho capito cosa mancava all'app: il feedback visivo. Il flash della torcia, o il lampeggio dell'intero schermo. Un canale che il cervello di Iris — impegnato nel suono, nelle dita, nell'archetto — potesse percepire senza sforzo aggiuntivo.
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Perché l'ho pubblicata
Una volta aggiunto il feedback visivo, A-Tempo ha finalmente funzionato per Iris nel modo che speravo. Ma ho anche capito che la storia che ci stava dietro — e lo strumento stesso — valeva la pena condividerla.
Quante famiglie sono nella stessa situazione? Quanti genitori cercano qualcosa che funzioni davvero per i loro figli? Quanti insegnanti vorrebbero consigliare uno strumento più flessibile?
Ho deciso di pubblicarla. Non per fare business — non c'è un team, non c'è un budget pubblicitario. C'è una storia vera, uno strumento che funziona, e la speranza che arrivi a chi ne ha bisogno.
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Un finale (provvisorio) degno di un racconto
Ad aprile 2026, Iris — dodici anni — partecipa al suo primo concorso per violinisti solisti. E arriva prima.
A maggio 2026, Apple approva A-Tempo per la distribuzione sull'App Store. Poi A-Tempo arriva anche su Google Play, così lo stesso strumento diventa disponibile sia su iOS che su Android.
Non so se ci sia un nesso tra le due cose. So che entrambe esistono grazie alle stesse ore di studio, alla stessa pazienza, e a un'amicizia — quella con il metronomo — che alla fine si è rivelata preziosa, proprio come aveva detto Misia.
Chi siamo
A-Tempo è un progetto di Simone Marra, sviluppatore di software e padre di Iris, una violinista in crescita. Disponibile per iOS su App Store e per Android su Google Play.
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